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03/09/05



GALERA AI GIORNALISTI/La societÓ intera deve lottare contro chi vuol mettere il bavaglio alla stampa (di Michele Concina)



A Cuba come in Zimbabwe o in Birmania, da sempre sonoi regimi alla frutta
che cercano di mettere in galerai giornalisti.In Italia, a provarci sono un governo
e
una maggioranza che quella fase l’hanno passata da unpezzo, e ora centellinano
le ultime goccedell’ammazzacaffè. Nella sala d’attesa del potere,applaudono alcuni
esponenti dell’opposizione, diquelli dotati soprattutto di coda di paglia, capaci
d’offendersi per una vignetta o un titolo dicopertina.

Proviamo a rileggere Stendhal; il passaggioche segue è tratto da "Il rosso e il nero";
romanzoche – sarà utilespecificarlo a beneficio di Castelli eCalderoni - non racconta
di opposti estremismi,enemmeno di un comunista gay che s’incapriccia di unimmigrato africano. 

<Signor mio, un romanzo è uno specchio che si famuovere lungo una grande strada.
Talvolta riflette aivostri occhi l'azzurro dei cieli, talvolta il fangodei pantani di quella
strada.
E voi accuserested'immoralità l'uomo che porta lo specchio nella suagerla? Il suo specchio
mostra il fango, e voi accusatelo specchio! Accusate invece la strada ov'è ilpantano, e più
ancora l'ispettore stradale che lasciòinfradiciare l'acqua e il pantano formarsi>. 

Noi giornalisti dobbiamo reagire? No, dobbiamo reagirenoi cittadini.
Sapere è un diritto, tanto quantovotare. I giornalisti hanno diritti solo in quantosvolgono una
funzione pubblica essenziale,ineliminabile in una democrazia appena decente. 

Perciò questa battaglia, come le altre che riguardano lanostra professione
(e non i nostri stipendi o, che soio, il meccanismo di calcolo delle corte),
si vinceràsolo se sarà la società a combatterla. A esigererispetto per sé,
non per qualche migliaio di ienedattilografe, come le chiamerebbe uno che
alla stampalibera
non è mai parso affezionatissimo. 

Michele Concina 


3 settembre 2005





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