SCIOPERI/PerchŔ Ŕ necessaria una forte unitÓ del sindacato

 

20/12/05

I consiglieri di Senza Bavaglio hanno votato la mozione presentata dalla
maggioranza della Federazione. I motivi sono stati illustrati da Massimo
Alberizzi nella sua dichiarazione di voto.

Sappiamo che gli scioperi, oltre ad aver pesantemente colpito gli editori
grazie a una soddisfacente adesione dei colleghi, hanno provocato in alcune
realtà tensioni e disaffezioni fra i redattori, ma non ci si può fermare
qui, come invece fanno gli undici firmatari del documento contro il nuovo
pacchetto di scioperi.

No. Si può e si deve spiegare ai colleghi che siamo impegnati in una
battaglia durissima e se non si lotta si rischia di portare a casa un
contratto non deludente ma disastroso: perdita di denaro con l’attenuazione
degli scatti d’anzianità, perdita di dignità, con la precarizzazione
sfrenata del lavoro, e perdita della funzione sociale della nostra
professione, con l’attenzione degli editori rivolta soltanto ai guadagni.

Se è questo che si vuole, si può rinunciare alla lotta, si possono mollare
gli scioperi a metà e accontentarsi del denaro risparmiato per aver
rinunciato alla protesta e del piatto di lenticchie offerto dalla Fieg. Se
invece si vuole difendere il diritto a un contratto decente si si vuole
mantenere in primo piano il tema della qualità dell'informazione (carichi di
lavoro, autonomia, precarietà, freeelance da tutelare eccetera) si deve
rinsaldare il vincolo di solidarietà evitando prese di posizione che
spaccano la categoria e indeboliscono il sindacato in un momento centrale
della lotta.

Alberizzi ha spiegato in un altro intervento che è finita l’epoca della
difesa solo di Santoro e di Biagi. Santoro e Biagi sono dei simboli, ma il
sindacato deve impegnarsi a fondo nella difesa dell’ultimo dei precari e
dell’ultimo dei freelance. Di quelli cui è stata tolta la dignità e con la
dignità anche un compenso decente.

Il metodo di continuare a dissociarsi dalle scelte della Federazione rischia
di rivelarsi assai dannoso e di vanificare gli sforzi della stragrande
maggioranza dei colleghi. Noi non discutiamo il diritto al dissenso, e
apprezziamo la lealtà di chi afferma "io non la penso come voi ma sciopererò
e mi adopererò che chiunque scioperi"; ma contestiamo il metodo che,
oggettivamente, indebolisce il sindacato e rafforza gli editori.

E poi ci domandiamo: perché gli 11 consiglieri di minoranza non hanno
formulato proposte alternative su cui discutere? Noi di Senza Bavaglio al
Consiglio Nazionale della FNSI (ma anche prima, già agli stati generali di
settembre) alcuni mesi fa) siamo stati gli unici a chiedere di pensare a
nuove forme di lotta da affiancare agli scioperi e abbiamo così elaborato e
presentato un documento titolato "Idee!!!", frutto del lavoro di un gruppo,
formato da una trentina di colleghi, che avevamo soprannominato il
brainstorming di Renato, perché coordinato da Renato Ferraro.

In verità non è solo la minoranza che ha carenza di idee. La maggioranza
sembra restia (se non addirittura contraria) a studiare nuove forme di
lotta, sebbene da alcuni suoi stessi settori durante il Consiglio Nazionale
si siano levate voci a favore di nuove iniziative che portino all’attenzione
dell’opinione pubblica i nostri problemi.

Il documento "Idee!!!" sarà pubblicato per intero, ma ci teniamo, in a
riproporre un paio dei suoi punti che ci stanno particolarmente a cuore.

- L’idea di pubblicare un foglio alternativo da distribuire durante gli
scioperi.

- La compilazione di un dossier sulle malefatte dei giornali e degli editori

Infine una considerazione: se è vero che sugli scioperi è bene coinvolgere
la base è anche vero che il Consiglio Nazionale è la massima istanza della
Federazione e del sindacato. Quello che ci appare francamente pretestuoso
nel documento delle minoranze è la conclamata necessità di sentire quella
base che al momento dell’approvazione dello scorso contratto avevamo,
assieme alle stesse minoranze, considerato un’istanza poco democratica.

Noi giudichiamo la consulta dei comitati di redazione e dei fiduciari un
ottimo momento di consultazione ma assolutamente non un momento decisionale.
La sua rappresentatività è infatti dubbia. Ed erano state proprio quelle
stesse minoranze a considerare dubbia quella rappresentatività. E ora?
Perché nel loro documento si richiama proprio la necessità di decidere lo
sciopero in quella consulta?

Qusta astensione ci appare come il frutto di antagonismi personali che nulla
hanno a che fare con il sindacato e gli interessi dei giornalisti. Noi
chiediamo a tutti uno sforzo. Occorre abbandonare i vecchi rancori e capire
– da parte di tutti – che esiste la necessità di marciare uniti.

Ripetiamo non dubitiamo delle assicurazioni fornire da Giovanni Negri
secondo cui il dissenso sul documento non mina l’impegno delle opposizioni a
scioperare e a far scioperare. Ma Giovanni non può non capire che una sua
presa di distanza dalla linea adottata dalla maggioranza della FNSI può
risultare fatale e vanificare gli sforzi dell’intera categoria.

Se la lotta per il nuovo contratto si dovesse perdere, speriamo solo che non
ci vengano a dire: "L’avevamo detto". Sarebbe proprio di pessimo gusto.

Senza Bavaglio